Nonostante i recenti tentativi di alcuni governi nazionali abbiano incontrato forti opposizioni in ambito giuridico e politico, il piano europeo per esternalizzare il controllo della migrazione cerca ora di prendere forma.

Il progetto britannico in Ruanda e i centri italiani per migranti in Albania hanno evidenziato le difficoltà legali e politiche legate alla creazione di strutture esterne per la gestione dei flussi migratori. La nuova normativa sui rimpatri approvata dal Parlamento europeo punta ora a superare tali ostacoli, concedendo agli Stati membri la possibilità di istituire i cosiddetti “hub per i rimpatri” in Paesi extra-UE. Tali strutture potranno essere operative a condizione che i Paesi ospitanti rispettino i diritti umani e il diritto internazionale.

In una lettera indirizzata alla Commissione e ai vertici delle istituzioni di Bruxelles, 19 Stati membri, tra cui l’Italia, hanno chiesto di avanzare il prima possibile con soluzioni basate in Paesi terzi. Per la prima volta, quindi, l’Unione europea trasferirebbe all’estero una parte del sistema di rimpatrio dei migranti. Questa nuova normativa potrebbe riuscire dove i tentativi precedenti si sono arenati, fornendo un quadro giuridico chiaro per le strutture esterne al territorio europeo. Un elemento che distingue il nuovo progetto è che gli hub delocalizzati per i rimpatri ospiterebbero persone che hanno già esaurito tutte le vie legali per rimanere nell’UE e che sono in attesa di espulsione. I precedenti progetti a livello nazionale si concentravano, invece, sui richiedenti asilo o sui migranti appena arrivati.

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Le soluzioni in esame

Sebbene i Paesi destinati a ospitare i centri non siano ancora stati individuati formalmente, le prime riflessioni sono già in corso. Il ministro cipriota della Migrazione, Nicholas Ioannides, oltre a sottolineare che la tutela dei diritti umani sarà un criterio di valutazione determinante, ha dichiarato che l’idea generale sarebbe quella di istituire i centri “forse in Africa o in Asia”, ma “non vicino ai confini europei”. Ioannides ha, inoltre, anticipato che l’UE intende coinvolgere organizzazioni internazionali, come l’Organizzazione internazionale per le migrazioni e l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, in modo da garantire il rispetto delle regole.

Secondo alcune indiscrezioni riportate da Politico e confermate da tre diplomatici europei citati dallo stesso portale, un gruppo di Paesi membri starebbe valutando Ruanda e Uzbekistan come possibili Stati ospitanti. Il possibile coinvolgimento di questi Paesi si inserisce in un quadro di relazioni già strutturate con l’UE. Nell’ambito della sua strategia Global Gateway, l’UE ha mobilitato ingenti capitali in Ruanda, destinando 900 milioni di euro al partner africano nel 2023. Per quanto concerne invece l’Uzbekistan, l’UE ha stanziato 119 milioni di euro in finanziamenti a fondo perduto.

Politico rende noto che un altro Paese oggetto delle riflessioni attualmente in corso sarebbe l’Uganda, mentre destinazioni geograficamente più vicine, come Egitto e Libia, sarebbero state escluse a causa delle preoccupazioni legate al rischio di traffico di esseri umani. I colloqui per la scelta dei Paesi partner sono stati avviati, ma spetterà ai singoli governi concludere i propri accordi, informando le altre capitali europee prima che gli hub diventino operativi.

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Le critiche e le preoccupazioni

Politico riporta anche critiche al nuovo approccio in materia di politica migratoria adottato dall’UE. Il rappresentante dell’UNHCR a Bruxelles, Jean-Nicolas Beuze, ha affermato che l’UE sta cedendo alla “retorica populista” sui migranti, evidenziando i rischi di danni irreparabili legati al trasferimento di rifugiati.

La contestazione più dura e autorevole è, però, quella del presidente francese Emmanuel Macron. ‘’Non ho mai visto un centro per i rimpatri in un Paese terzo che funzioni davvero”, ha dichiarato a Bruxelles la scorsa settimana. “Non sono sicuro che questa sia la nostra idea di Europa” ha poi aggiunto Macron.

Anche le autorità spagnole hanno espresso il loro dissenso nei confronti del nuovo progetto europeo di gestione dei flussi migratori. In generale, le voci più critiche insistono sulla questione di principio sollevata dall’istituzione di hub per i rimpatri al di fuori dei confini europei: l’assenza di garanzie effettive sul rispetto dei diritti umani e il conseguente rischio di violazioni dei valori fondamentali dell’UE.

Articolo scritto da Pierre Sergio Balbo

 

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